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☺ Perchè VOCI FUORI DAL CORO? Generalmente durante la settimana leggo quello che viene pubblicato online in merito ad argomenti di mio interesse, ovvero, in particolare, news, aspetti di geopolitica, rapporti fra mondo occidentale e mondo islamico, novità in ambito culturale e nell'Arte. Alcuni scritti sono particolarmente illuminanti perché diradano le nebbie create dalle tante affermazione arbitrarie che incautamente vengono espresse anche nei media. Sperando di fornire un servizio utile ho pensato di raccogliere ogni settimana su questo blog in una RASSEGNA STAMPA i link degli articoli e dei post per me più significativi. Con gli stessi principi vengono formulati COMMENTI. Ho chiamato queste web-pages VOCI FUORI DAL CORO semplicemente perché oggi chi si esprime in maniera corretta, informata e serena è una voce 'fuori dal coro' delle opinioni affrettate, faziose, demagogiche, disinformate e urlate, ovvero che si impongono per i toni della prevaricazione verbale piuttosto che per i contenuti. Buona Lettura! webmaster - Roberto Rapaccini ☺

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• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

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☺ Perchè VOCI FUORI DAL CORO? Generalmente durante la settimana leggo quello che viene pubblicato online in merito ad argomenti di mio interesse, ovvero, in particolare, news, aspetti di geopolitica, rapporti fra mondo occidentale e mondo islamico, novità in ambito culturale e nell'Arte. Alcuni scritti sono particolarmente illuminanti perché diradano le nebbie create dalle tante affermazione arbitrarie che incautamente vengono espresse anche nei media. Sperando di fornire un servizio utile ho pensato di raccogliere ogni settimana su questo blog in una RASSEGNA STAMPA i link degli articoli e dei post per me più significativi. Con gli stessi principi vengono formulati COMMENTI. Ho chiamato queste web-pages VOCI FUORI DAL CORO semplicemente perché oggi chi si esprime in maniera corretta, informata e serena è una voce 'fuori dal coro' delle opinioni affrettate, faziose, demagogiche, disinformate e urlate, ovvero che si impongono per i toni della prevaricazione verbale piuttosto che per i contenuti. Buona Lettura! webmaster - Roberto Rapaccini ☺

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ARCHIVIO - SETTIMANA 15/8/2015 - 22/8/2015




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Commenti Fuori dal Coro: LA 'DARIJA' E IL DIBATTITO SULL'UNIFORMITA' LINGUISTICA E CULTURALE DEL MONDO ARABO
Sul sito arabo 'El Watan', dedicato alla stampa algerina, qualche giorno fa è stato pubblicato un articolo di Soufiane Djilali - il politico presidente del Partito riformista 'Jil Jadid' - sul dibattito suscitato in Algeria dalla proposta di introdurre nelle scuole la 'Darija', ovvero l’arabo dialettale. È noto che l’Islam non è una monade dai tratti definiti in quanto in esso convivono tante confessioni che assumono posizioni spesso divergenti fra di loro. Da un punto di vista culturale, a partire dall'aspetto linguistico, si riscontra la stessa mancanza di omogeneità: questo condizione è sintomatica della difficoltà dei popoli arabi di definire una loro generale uniformità. Riflettendo sulla paradigmatica situazione dei Paesi del Maghreb, l'uso dell'arabo, la lingua ufficiale, al contrario di quanto si ritiene, non è così radicato nel comune patrimonio da poter essere utilizzato nei rapporti sociali di quotidiana abitualità. L'arabo ha una valenza unificante 'ideologica', in quanto è la lingua sacra, ovvero l'unica lingua dell'Islam dal momento che si ritiene che qualsiasi traduzione del Corano in altre lingue esponga all’introduzione di elementi di ambiguità se non di un vero e proprio travisamento: ogni musulmano quindi, anche se non vive o non è nato in una nazione nella quale si parla l’arabo come lingua primaria o di minoranza, avrebbe il dovere di conoscere questo idioma. Accanto all'arabo classico esiste l’arabo moderno 'standard', che è una sorta di 'koinè' utilizzata nei consessi ufficiali e internazionali. La lingua araba originaria si è modificata nel corso dei secoli nelle singole regioni interagendo con gli idiomi locali, dando luogo a lingue nazionali a matrice araba. La Darija è dunque la variante araba dialettale parlata nella zona del Maghreb (più precisamente con questo termine si indica comunemente solo il dialetto parlato in Marocco, sebbene sia molto simile a quello diffuso in Algeria, Tunisia e Libia). Le varianti dialettali della lingua araba sono talvolta molto diverse tra loro. Nonostante l’esistenza di un arabo ufficiale 'standard', usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione informale vengono usati sempre i dialetti, alcuni dei quali sono solo parzialmente comprensibili agli arabi che provengono da regioni diverse. Anche se le persone con un discreto grado di istruzione sono in genere in grado di esprimersi nell’arabo ufficiale, la maggioranza usa e comprende generalmente solo la variante dialettale. Il 'tamazight', che è invece la lingua berbera, con le sue numerose varianti è usato in situazioni informali orali, ma ha una ridotta diffusione. Il francese è ampiamente conosciuto ma ha un uso elitario, e porta con sé una carica fortemente negativa essendo l'idioma dei colonizzatori. La Darija, pur essendo la lingua maggiormente radicata nel patrimonio etnico, è considerata volgare; con l'emancipazione e l'ascesa sociale individuale viene acquisita la padronanza dell’arabo classico e del francese, e l'utilizzo della Darija cede il passo. Questo processo di svalutazione dialettale crea una frattura fra un’élite, che utilizza espressioni artificiose mutuate dal francese e dall'arabo 'standard', e il popolo che molto più pragmaticamente ha bisogno di uno strumento pratico per comunicare. Un atteggiamento di rivalutazione delle varianti dialettali dell'arabo non è contrario al Corano, che precisa che "...Tra i Suoi segni, c’è stata la creazione dei cieli e della terra, la diversità delle vostre lingue, dei vostri colori...". In conclusione, come si è più volte constatato che non esiste un Islam ma tanti Islam, così un altro luogo comune da sfatare è quello della uniformità identitaria dei popoli arabi fondata sul potere unificante della lingua araba. Roberto Rapaccini


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