CLIKKA SUL TITOLO [i]
IN PRIMO PIANO
VARIE
STAMPA ESTERA
EU told it has six week sto save Schengen border free travel –
Financial Times
Mr. Putin and the Poisonous London Tea Party – The New York
Times
Saudi Arabia says 30 oil is irrational – Financial Times
CULTURA
VIDEO
HUMOR
MUSICA
DOCUMENTI - NO
COMMENT
BLOG - WEB PAGE
IN SOTTOFONDO
VOCI FUORI DAL CORO: LA TURCHIA FRA ISLAM E LAICITA'
La Turchia ha un'importanza
centrale nell'attuale crisi siriana e più in generale nei precari equilibri
della regione mediorientale. Il suo ruolo spesso poco chiaro forse è il
corollario di un quesito di fondo: la Turchia è uno stato laico o islamico? E'
un'appendice dell'occidente in Asia o è la punta avanzata dell'oriente in
Europa? È un pezzo di medio oriente in occidente o un pezzo di occidente in
medio oriente? Probabilmente tutte queste opzioni hanno un fondo di verità in
quanto questo Stato è il diretto erede dell'impero ottomano che realizzò una
sintesi fra la realtà balcanica europea e la civiltà anatolica. Simbolicamente
sul Bosforo c'è un ponte lungo più di un chilometro, che unisce non solo due
parti distanti della città, ma due continenti, Asia ed Europa. Questo ponte è
il simbolo di quella doppia anima che pone spesso la Turchia al centro di
delicate questioni geopolitiche, che si ripercuotono sulle sue vicende
nazionali. La natura ambigua del Paese, oltre che attraverso la sua
collocazione geografica, può essere compresa anche ripercorrendo la storia
dello Stato turco nel XX secolo, nel quale, attraverso colpi di Stato e
rivolte, si sono alternati istanze di radicale laicizzazione, di cui i militari
furono i maggiori garanti, ad un periodico riemergere di un'anima conservatrice
fondamentalista che ha promosso processi di islamizzazione. In proposito, nel
Novecento la storia turca si è articolata attraverso queste tappe fondamentali.
Nel 1923 Mustafa Kemal Ataturk, divenuto leader del Partito Popolare
Repubblicano, dopo aver deposto il sultano Maometto VI sulle ceneri dell'Impero
Ottomano fondò la Repubblica turca, di cui fu il primo presidente. Kemal
Ataturk è considerato eroe nazionale e padre della Turchia moderna: avviò una
puntuale modernizzazione coniugando uno spiccato nazionalismo con una capillare
laicizzazione. Venne infatti abolito il califfato (ora ripristinato dallo Stato
Islamico), vennero chiuse le scuole coraniche e soppressi i tribunali
religiosi, venne esteso il diritto di voto alle donne, furono introdotti codici
e una legislazione di ispirazione europea, all'alfabeto arabo venne affiancato
quello integrato dai caratteri occidentali. Ataturk morì nel 1938, ma il
processo di avvicinamento culturale e politico all'occidente continuò con i
governi che seguirono: nel 1945 la Turchia divenne membro dell'Onu, nel 1952
entrò a far parte della Nato; durante la guerra fredda, la Turchia fu un fedele
alleato degli Stati Uniti. Tuttavia i governi laici che si alternarono
dovettero più volte fronteggiare i movimenti islamici che rivendicavano un
ruolo maggiore nelle vicende del Paese. Affiorarono quelle contraddizioni che
sono particolarmente evidenti nella realtà turca attuale. A tutela delle
istanze laiche nelle situazioni di maggiore conflittualità intervenne
l'esercito. In particolare, per porre fine ad un periodo di tumulti, nel 1980
il generale Evren prese il potere con un colpo di Stato, probabilmente con la
complicità del governo Usa che voleva contrastare lo sviluppo dei movimenti
popolari di sinistra. La dittatura militare durò due anni, nel corso dei quali
venne modificata la Costituzione e nella sostanza ci si allontanò dallo spirito
riformista kemalista. Il generale Kenan Evren avviò un processo di
normalizzazione della società turca, nella quale si realizzò una sintesi fra un
nazionalismo acceso e il conservatorismo dei fondamentalisti islamici, nel
quadro di un sistema ispirato a principi neo-liberisti, che si allontanavano
sempre più dalle istanze progressiste. Ristabilito il potere, ribadito il
carattere laico della Turchia, i militari, come già era avvenuto nel 1960, nel
1970, rinunciarono al potere politico - che pertanto il generale Evren mantenne
per il periodo strettamente necessario - e nel giro di due anni riconsegnarono
il Paese nelle mani dei civili convocando libere elezioni democratiche. Evren
lasciò successivamente l'esercito e venne eletto dal Parlamento Presidente
della Repubblica rimanendo in carica fino al 1989. Nel 2002 l'AKP, il Partito
per la Giustizia e lo Sviluppo, filo musulmano e conservatore - che si era
sviluppato nella tradizione dell'Islam politico virando tuttavia verso un
modello di democrazia conservatrice - si impadronì del potere. Il suo leader e
fondatore Recep Tayyip Erdogan divenne primo ministro: ebbe inizio un lungo
periodo di gestione del potere molto controverso, che dura ancora oggi. Questi
sono i precedenti storici che hanno preceduto l'ascesa al potere della ambigua
personalità di Recep Tayyip Erdogan. Roberto Rapaccini
[i] Per motivi tecnici o di copyright alcuni articoli potrebbero non essere
visibili su tablet e smartphone, ma solo su pc.
VOCI FUORI DAL CORO -
http://rassegnainternet.blogspot.it/