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☺ Perchè VOCI FUORI DAL CORO? Generalmente durante la settimana leggo quello che viene pubblicato online in merito ad argomenti di mio interesse, ovvero, in particolare, news, aspetti di geopolitica, rapporti fra mondo occidentale e mondo islamico, novità in ambito culturale e nell'Arte. Alcuni scritti sono particolarmente illuminanti perché diradano le nebbie create dalle tante affermazione arbitrarie che incautamente vengono espresse anche nei media. Sperando di fornire un servizio utile ho pensato di raccogliere ogni settimana su questo blog in una RASSEGNA STAMPA i link degli articoli e dei post per me più significativi. Con gli stessi principi vengono formulati COMMENTI. Ho chiamato queste web-pages VOCI FUORI DAL CORO semplicemente perché oggi chi si esprime in maniera corretta, informata e serena è una voce 'fuori dal coro' delle opinioni affrettate, faziose, demagogiche, disinformate e urlate, ovvero che si impongono per i toni della prevaricazione verbale piuttosto che per i contenuti. Buona Lettura! webmaster - Roberto Rapaccini ☺

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• Il Passato sarà un buon rifugio, ma il Futuro è l'unico posto dove possiamo andare. (Renzo Piano) •

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☺ Perchè VOCI FUORI DAL CORO? Generalmente durante la settimana leggo quello che viene pubblicato online in merito ad argomenti di mio interesse, ovvero, in particolare, news, aspetti di geopolitica, rapporti fra mondo occidentale e mondo islamico, novità in ambito culturale e nell'Arte. Alcuni scritti sono particolarmente illuminanti perché diradano le nebbie create dalle tante affermazione arbitrarie che incautamente vengono espresse anche nei media. Sperando di fornire un servizio utile ho pensato di raccogliere ogni settimana su questo blog in una RASSEGNA STAMPA i link degli articoli e dei post per me più significativi. Con gli stessi principi vengono formulati COMMENTI. Ho chiamato queste web-pages VOCI FUORI DAL CORO semplicemente perché oggi chi si esprime in maniera corretta, informata e serena è una voce 'fuori dal coro' delle opinioni affrettate, faziose, demagogiche, disinformate e urlate, ovvero che si impongono per i toni della prevaricazione verbale piuttosto che per i contenuti. Buona Lettura! webmaster - Roberto Rapaccini ☺

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ARCHIVIO - SETTIMANA 28/7/2015 - 7/8/2015




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Commenti Fuori dal Coro: CHIESA E STAMPA ARABA. PRIME RIFLESSIONI.
Nel 2013 una studiosa irachena Samar Messayeh ha approfondito il rapporto tra la stampa araba e la Chiesa cattolica sintetizzandogli esiti della sua preziosa ricerca in una tesi di dottorato dal titolo "La Chiesa nella stampa araba". Prioritaria nell'articolazione del lavoro è la distinzione fra mondo 'arabo' e quello 'islamico'. Il termine 'arabo' sottolinea solo l’appartenenza a una comunità etnico-lingui­stica: si definisce 'arabo' chi fa parte dell’etnia stanziata nell’area del vicino Oriente (la regione che si estende dalla sponda orientale del Mar Mediterraneo all’Iraq e alla Penisola arabica), in Africa del Nord e in Egitto, e che ha come lingua madre la lingua araba. In questo am­bito geografico tuttavia i componenti di gruppi etnici non islami­ci, come i cristiani maroniti, i copti in Egitto o gli ebrei di lingua araba, pur avendo come lingua madre l’arabo, rifiutano la definizione di 'arabi', in quanto la ritengono fondata non tanto sulla unità linguistica, ma piuttosto su dati culturali, religiosi e storici che non ritengono di poter con­dividere. In modo erroneo il termine è utilizzato quando è esteso a qualsiasi popolazione che si sia insediata in quest’area ma che non ha la lingua araba come lingua madre (come, ad esempio, i berberi del Maghreb). Politicamente sono considerati 'Paesi arabi' i Paesi che aderiscono alla Lega Araba. Il termine 'islamico' indica invece solo l’adesione a una fede religiosa: conseguentemente si può essere arabo e non islamico e viceversa. Non vi è quindi coincidenza fra 'mondo arabo' e 'mondo islami­co'; in concreto, tutti i Paesi arabi sono islamici ma non tutti i Paesi islamici sono arabi (come nel caso dell'Iran), in quanto in molti Paesi islamici l’arabo non è la lingua ufficiale. A conferma di questo, si precisa che i fedeli islamici arabofoni rappresen­tano solo il 10% circa dei musulmani. Peraltro la comunità islamica più numerosa del mondo si trova in Indonesia. Tornando alla ricerca, nella storia le relazioni fra cultura araba e occidente cristiano hanno avuto momenti di grande vicinanza e intensità sia nel versante umanistico che in quello scientifico, al punto tale da potersi affermare che la Chiesa fa parte della storia del mondo arabo. L'esempio più noto: la cultura greca è giunta fino a noi grazie al mutuo e complementare raccordo fra arabi e cristiani. È significativo inoltre che il primo arabo a fondare un giornale arabo nei primi decenni del XIX secolo sia stato proprio un cristiano. Lo studio prima di giungere al tema centrale della ricerca approfondisce l'attuale situazione in cui si trova la stampa araba: naturalmente mancanza di libertà, censura, connivenza con il potere, pregiudizi di genere sono gli aspetti caratteristici. La rivoluzione digitale e le potenzialità di Internet hanno inaugurato nuove prospettive. Internet è un mondo dove chiunque (e ovunque) può esprimere le proprie convinzioni, non importa quanto singolari, senza paura di essere costretto al silenzio imposto dal conformismo. Tuttavia i 'cybernauti' arabi non fruiscono di una libertà di espressione adeguata a supplire ai limiti imposti dai governi agli altri mezzi di comunicazione. Le autorità arabe hanno presto percepito che la Rete, svincolata dall’occhio vigile del potere, costituisce una seria minaccia, ed hanno perciò intrapreso iniziative per controllarne le attività. L'ampio campione di giornali esaminato dalla studiosa evidenzia che nei Paesi nei quali vi è una forte comunità cristiana, sebbene in condizioni di minoranza, i giornali si occupano della Chiesa talvolta anche come modello di riferimento istituzionale religioso; naturalmente non sono oggetto di informazione gli atti di ostilità che nel Paese subiscono i cristiani. Più precisamente - osserva la studiosa - non vi è cenno dell’aspetto negativo del comportano dei musulmani verso i cristiani; non c’è neanche un testo che parli dei diritti delle minoranze o della mancanza della libertà religiosa. Sembra che tutto sia perfetto. Nei Paesi nei quali è forte l'integralismo - come quelli della penisola araba - invece l'immagine della Chiesa è quella stereotipata delle Crociate. È chiaro che le differenze religiose sono quasi sempre strumentalizzate da interessi politici ed economici concreti, e che ci troviamo in un momento di recupero della giustificazione teologica dei conflitti: sembra che l'esame della stampa araba approdi a questa conclusione implicita. Si avverte inoltre, in qualche occasione, nei giornali esaminati l’esigenza di cambiamenti politici, più di stampo laico che religioso. Conclude amaramente la studiosa che sarebbe auspicabile andare oltre la diffusione di stereotipi; ogni giornalista ha le sue convinzioni, ma "non riesce ad andare aldilà delle sue posizioni e a descrivere la realtà così com’è senza essere influenzato dal potere politico e religioso" Roberto Rapaccini

*       Segnalato da Eraldo Inches .
**     Segnalato da Sky Robertace Latini.
***   Segnalato da Fabrizio Bocci.

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