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CHIESA E STAMPA ARABA. PRIME RIFLESSIONI.
Nel 2013 una studiosa
irachena Samar Messayeh ha approfondito il rapporto tra la stampa araba e la
Chiesa cattolica sintetizzandogli esiti della sua preziosa ricerca in una tesi
di dottorato dal titolo "La Chiesa nella stampa araba". Prioritaria
nell'articolazione del lavoro è la distinzione fra mondo 'arabo' e quello
'islamico'. Il termine 'arabo' sottolinea solo l’appartenenza a una comunità
etnico-linguistica: si definisce 'arabo' chi fa parte dell’etnia stanziata
nell’area del vicino Oriente (la regione che si estende dalla sponda orientale
del Mar Mediterraneo all’Iraq e alla Penisola arabica), in Africa del Nord e in
Egitto, e che ha come lingua madre la lingua araba. In questo ambito
geografico tuttavia i componenti di gruppi etnici non islamici, come i
cristiani maroniti, i copti in Egitto o gli ebrei di lingua araba, pur avendo
come lingua madre l’arabo, rifiutano la definizione di 'arabi', in quanto la
ritengono fondata non tanto sulla unità linguistica, ma piuttosto su dati
culturali, religiosi e storici che non ritengono di poter condividere. In modo
erroneo il termine è utilizzato quando è esteso a qualsiasi popolazione che si
sia insediata in quest’area ma che non ha la lingua araba come lingua madre
(come, ad esempio, i berberi del Maghreb). Politicamente sono considerati
'Paesi arabi' i Paesi che aderiscono alla Lega Araba. Il termine 'islamico'
indica invece solo l’adesione a una fede religiosa: conseguentemente si può
essere arabo e non islamico e viceversa. Non vi è quindi coincidenza fra 'mondo
arabo' e 'mondo islamico'; in concreto, tutti i Paesi arabi sono islamici ma
non tutti i Paesi islamici sono arabi (come nel caso dell'Iran), in quanto in
molti Paesi islamici l’arabo non è la lingua ufficiale. A conferma di questo,
si precisa che i fedeli islamici arabofoni rappresentano solo il 10% circa dei
musulmani. Peraltro la comunità islamica più numerosa del mondo si trova in
Indonesia. Tornando alla ricerca, nella storia le relazioni fra cultura araba e
occidente cristiano hanno avuto momenti di grande vicinanza e intensità sia nel
versante umanistico che in quello scientifico, al punto tale da potersi
affermare che la Chiesa fa parte della storia del mondo arabo. L'esempio più
noto: la cultura greca è giunta fino a noi grazie al mutuo e complementare
raccordo fra arabi e cristiani. È significativo inoltre che il primo arabo a
fondare un giornale arabo nei primi decenni del XIX secolo sia stato proprio un
cristiano. Lo studio prima di giungere al tema centrale della ricerca
approfondisce l'attuale situazione in cui si trova la stampa araba:
naturalmente mancanza di libertà, censura, connivenza con il potere, pregiudizi
di genere sono gli aspetti caratteristici. La rivoluzione digitale e le
potenzialità di Internet hanno inaugurato nuove prospettive. Internet è un
mondo dove chiunque (e ovunque) può esprimere le proprie convinzioni, non
importa quanto singolari, senza paura di essere costretto al silenzio imposto
dal conformismo. Tuttavia i 'cybernauti' arabi non fruiscono di una libertà di
espressione adeguata a supplire ai limiti imposti dai governi agli altri mezzi
di comunicazione. Le autorità arabe hanno presto percepito che la Rete,
svincolata dall’occhio vigile del potere, costituisce una seria minaccia, ed
hanno perciò intrapreso iniziative per controllarne le attività. L'ampio campione
di giornali esaminato dalla studiosa evidenzia che nei Paesi nei quali vi è una
forte comunità cristiana, sebbene in condizioni di minoranza, i giornali si
occupano della Chiesa talvolta anche come modello di riferimento istituzionale
religioso; naturalmente non sono oggetto di informazione gli atti di ostilità
che nel Paese subiscono i cristiani. Più precisamente - osserva la studiosa -
non vi è cenno dell’aspetto negativo del comportano dei musulmani verso i
cristiani; non c’è neanche un testo che parli dei diritti delle minoranze o
della mancanza della libertà religiosa. Sembra che tutto sia perfetto. Nei
Paesi nei quali è forte l'integralismo - come quelli della penisola araba -
invece l'immagine della Chiesa è quella stereotipata delle Crociate. È chiaro
che le differenze religiose sono quasi sempre strumentalizzate da interessi
politici ed economici concreti, e che ci troviamo in un momento di recupero
della giustificazione teologica dei conflitti: sembra che l'esame della stampa
araba approdi a questa conclusione implicita. Si avverte inoltre, in qualche
occasione, nei giornali esaminati l’esigenza di cambiamenti politici, più di
stampo laico che religioso. Conclude amaramente la studiosa che sarebbe
auspicabile andare oltre la diffusione di stereotipi; ogni giornalista ha le
sue convinzioni, ma "non riesce ad andare aldilà delle sue posizioni e a
descrivere la realtà così com’è senza essere influenzato dal potere politico e
religioso" Roberto Rapaccini
* Segnalato da Eraldo Inches .
** Segnalato da Sky Robertace Latini.
*** Segnalato da Fabrizio Bocci.
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