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...Fuori dal coro...IL CONSIGLIO EUROPEO STRAORDINARIO PER L'IMMIGRAZIONE - Bruxelles, 23
aprile 2015 - Una prima riflessione
Com'è noto il 23 aprile scorso si è svolta una sessione straordinaria del Consiglio Europeo nel corso della quale i leader dei Paesi Membri hanno discusso dell’emergenza umanitaria nel Mediterraneo. Nonostante il premier italiano Matteo Renzi giudichi l’esito del vertice un successo, in realtà non sono state prese decisioni di rilievo. In particolare, non è stata affrontata in maniera seria, a parte qualche affermazione di massima, la difficile questione della riduzione della pressione migratoria attraverso mirati interventi presso i Paesi di origine dei flussi. Tuttavia, questo non significa che la riunione sia fallita nei suoi intenti. È normale che nei Consigli Europei, considerato il livello dell'assise, siano fissati solo principi di massima, che servono a dare copertura alle determinazioni più concrete e operative da adottare nei periodici incontri ministeriali a livello europeo. In questo caso il naturale ambito per sviluppare le iniziative concordate nell'occasione dai Capi di Stato e di Governo dovrebbe essere il Consiglio dei Ministri Europei della Giustizia e degli Affari Interni. Peraltro è un momento in cui di fatto si è fortemente ridotta la valenza di ente politico dell'Unione Europea (e quindi la conseguente capacità di vincolare realmente le scelte degli Stati Membri), e la politica europea è tornata ad essere definita prevalentemente dagli accordi - più o meno espliciti - a livello intergovernativo. Questo segna una grave regressione nel cammino comunitario. In estrema sintesi è stato convenuto quanto segue. Saranno compiute azioni in linea con il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani per individuare e distruggere le imbarcazioni dei trafficanti prima che siano usate. Speriamo che i motoscafisti non abbiano l'idea di mettere scudi umani sopra i barconi. Il governo di Tripoli (uno dei tre presenti in Libia) ha fatto sapere attraverso il proprio ministro degli Esteri che non saranno tollerati bombardamenti su presunte basi di trafficanti. Europol avrà un ruolo primario nella cooperazione contro le reti dei trafficanti, mentre saranno schierati funzionari esperti di problematiche di immigrazione in Paesi terzi. Praticamente un'affermazione bizantina e priva di significato pratico. Ci si augura che gli operatori sappiano tradurla in attività di contrasto concrete ed efficaci. Saranno triplicati i finanziamenti alla missione di sorveglianza e salvataggio 'Triton', il cui mandato non sarà modificato: la maggior parte dei Paesi ha precisato l'opportunità che l'operazione non privilegi la ricerca ed il salvataggio (questo potrebbe incoraggiare i migranti), e resti finalizzata al controllo delle frontiere. Significativa in termini negativi in quanto espressione dei particolarismi egoistici nazionali la posizione del premier britannico David Cameron che offre un aiuto condizionato, ovvero mettera' a disposizione una nave portaelicotteri, tre elicotteri e due pattugliatori, allo scopo di svolgere attività di soccorso e salvataggio, in stretto contatto con Frontex e le autorità italiane, ma al di fuori di Triton, e a patto che le persone salvate siano portate nel Paese sicuro più vicino, probabilmente in Italia, e che non chiedano asilo nel Regno Unito. Sarà limitato il flusso dell’immigrazione irregolare e si eviterà che le persone mettano a rischio le loro vite attraverso la collaborazione con i Paesi di origine e di transito e soprattutto con i Paesi attorno alla Libia. In che modo? Non viene specificato. Sarà rafforzata la protezione dei rifugiati. L’Unione Europea aiuterà i Paesi di arrivo dei migranti e organizzerà la ricollocazione degli stessi negli altri Paesi membri su base volontaria. Chi non otterrà lo status di rifugiato sarà rimpatriato. Sembrano clausole di stile piuttosto che provvedimenti. Senza dubbio la problematica è di particolare complessità: al di fuori di specifiche critiche si registra solo che il Consiglio Straordinario non ha apportato nulla di nuovo. La questione resterà - ci tranquillizzano i massimi burocrati comunitari - una priorità dell’Unione europea e i Paesi membri ne riparleranno a giugno. Comunque il Consiglio Europeo è servito a qualcosa. È servito a tamponare l'onda emotiva umanitaria. È servito a rassicurare la sensibilità delle nostre coscienze. Nell'attesa della prossima strage di disperati. Quando avverrà, ci indigneremo di nuovo...per qualche giorno. Roberto Rapaccini
Com'è noto il 23 aprile scorso si è svolta una sessione straordinaria del Consiglio Europeo nel corso della quale i leader dei Paesi Membri hanno discusso dell’emergenza umanitaria nel Mediterraneo. Nonostante il premier italiano Matteo Renzi giudichi l’esito del vertice un successo, in realtà non sono state prese decisioni di rilievo. In particolare, non è stata affrontata in maniera seria, a parte qualche affermazione di massima, la difficile questione della riduzione della pressione migratoria attraverso mirati interventi presso i Paesi di origine dei flussi. Tuttavia, questo non significa che la riunione sia fallita nei suoi intenti. È normale che nei Consigli Europei, considerato il livello dell'assise, siano fissati solo principi di massima, che servono a dare copertura alle determinazioni più concrete e operative da adottare nei periodici incontri ministeriali a livello europeo. In questo caso il naturale ambito per sviluppare le iniziative concordate nell'occasione dai Capi di Stato e di Governo dovrebbe essere il Consiglio dei Ministri Europei della Giustizia e degli Affari Interni. Peraltro è un momento in cui di fatto si è fortemente ridotta la valenza di ente politico dell'Unione Europea (e quindi la conseguente capacità di vincolare realmente le scelte degli Stati Membri), e la politica europea è tornata ad essere definita prevalentemente dagli accordi - più o meno espliciti - a livello intergovernativo. Questo segna una grave regressione nel cammino comunitario. In estrema sintesi è stato convenuto quanto segue. Saranno compiute azioni in linea con il diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani per individuare e distruggere le imbarcazioni dei trafficanti prima che siano usate. Speriamo che i motoscafisti non abbiano l'idea di mettere scudi umani sopra i barconi. Il governo di Tripoli (uno dei tre presenti in Libia) ha fatto sapere attraverso il proprio ministro degli Esteri che non saranno tollerati bombardamenti su presunte basi di trafficanti. Europol avrà un ruolo primario nella cooperazione contro le reti dei trafficanti, mentre saranno schierati funzionari esperti di problematiche di immigrazione in Paesi terzi. Praticamente un'affermazione bizantina e priva di significato pratico. Ci si augura che gli operatori sappiano tradurla in attività di contrasto concrete ed efficaci. Saranno triplicati i finanziamenti alla missione di sorveglianza e salvataggio 'Triton', il cui mandato non sarà modificato: la maggior parte dei Paesi ha precisato l'opportunità che l'operazione non privilegi la ricerca ed il salvataggio (questo potrebbe incoraggiare i migranti), e resti finalizzata al controllo delle frontiere. Significativa in termini negativi in quanto espressione dei particolarismi egoistici nazionali la posizione del premier britannico David Cameron che offre un aiuto condizionato, ovvero mettera' a disposizione una nave portaelicotteri, tre elicotteri e due pattugliatori, allo scopo di svolgere attività di soccorso e salvataggio, in stretto contatto con Frontex e le autorità italiane, ma al di fuori di Triton, e a patto che le persone salvate siano portate nel Paese sicuro più vicino, probabilmente in Italia, e che non chiedano asilo nel Regno Unito. Sarà limitato il flusso dell’immigrazione irregolare e si eviterà che le persone mettano a rischio le loro vite attraverso la collaborazione con i Paesi di origine e di transito e soprattutto con i Paesi attorno alla Libia. In che modo? Non viene specificato. Sarà rafforzata la protezione dei rifugiati. L’Unione Europea aiuterà i Paesi di arrivo dei migranti e organizzerà la ricollocazione degli stessi negli altri Paesi membri su base volontaria. Chi non otterrà lo status di rifugiato sarà rimpatriato. Sembrano clausole di stile piuttosto che provvedimenti. Senza dubbio la problematica è di particolare complessità: al di fuori di specifiche critiche si registra solo che il Consiglio Straordinario non ha apportato nulla di nuovo. La questione resterà - ci tranquillizzano i massimi burocrati comunitari - una priorità dell’Unione europea e i Paesi membri ne riparleranno a giugno. Comunque il Consiglio Europeo è servito a qualcosa. È servito a tamponare l'onda emotiva umanitaria. È servito a rassicurare la sensibilità delle nostre coscienze. Nell'attesa della prossima strage di disperati. Quando avverrà, ci indigneremo di nuovo...per qualche giorno. Roberto Rapaccini
* Gentilmente segnalato da Eraldo Inches.
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