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Iran - Iran says prevented Syria to turn into another Somalia, da Tehran Times
Israele - Netanyahu steps back from full opposition to Palestinian state,
da The Washington Post
Israele - Netanyahu 'still committed' to Palestinian statehood, da Al Jazeera
Nigeria - Boko Haram
beaten in a month - Nigeria's Goodluck Jonathan, da BBC News
Tunisia - #IWillComeToTunisia, la réponse des Tunisiens à la peur, da Le Monde
Tunisia - Nine arrested over deadly Tunisia museum attack – Al Jazeera
Tunisia - Nous ne céderons pas !, da Le
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Tunisia - Pouvait-elle être évitée ?,da Le Presse
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USA - Obama: US and Iran have chance to mend ties, da Al Jazeera
Yemen - Yemen president evacuated as airstrikes target palace,da Al Jazeera
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L'attentato in Tunisia il giorno dopo
A distanza di poco più di 24 ore dall'attentato in
Tunisia ancora molti elementi non sono chiari. Non è evidente la rivendicazione
dell'atto, ma questo aspetto nello specifico caso non rileva molto. In
precedenza stabilire a quale movimento
appartenesse il commando autore di un fatto eversivo significava
individuare l'organizzazione di cui i terroristi costituivano un'articolazione.
Oggi gli atti terroristici imputabili alla matrice jihadista sono realizzati da
cellule indipendenti che si autoaccreditano come emissari di una data
organizzazione. Si parla di franchising del terrorismo. Io avevo già usato
questo termine a proposito di Al Qaeda nel 2012 nel libro 'Paura dell'Islam. Al
Qaeda, fin dalle sue origini, manifestò dei caratteri peculiari, ovvero la verticalità
da un punto di vista decisionale e l’orizzontalità da un punto di vista operativo
ed esecutivo. Questa caratteristica strutturale pertanto contribuì a
trasformare nel tempo questo movimento in una sorta di franchising del terrorismo. Al Qaeda, che inizialmente era
un’organizzazione terroristica centralizzata con bersagli globali, si ramificò
infatti progressivamente in agenzie nelle diverse aree del mondo con obiettivi
locali. La mobilitazione internazionale
successiva all’11 settembre 2001 rese difficoltosi i collegamenti tra le
cellule dislocate nelle varie realtà nazionali e la sede centrale; queste
entità hanno cominciato ad operare autonomamente. Le iniziative dei lupi
solitari - per usare un termine giornalistico di moda - autori dei gravi fatti
di Tunisi sono uno sviluppo di quella pregressa situazione. L'attentato di
ieri, a prescindere dagli approfondimenti necessari nell'analisi
dell'intelligence internazionale, ha una forte valenza simbolica. E' stato
colpito l'unico Paese nel quale la Primavera Araba ha avuto un esito positivo.
L'apparato di prevenzione e di sicurezza tunisina ha dimostrato tuttavia la sua
sensibile fragilità. Paradossalmente la Tunisia è anche il Paese con il maggior
numero di jihadisti (almeno 3000; più di un migliaio sono recentemente
rientrati da campi di addestramento, probabilmente in Siria, per essere
destinati ad attentati in Tunisia o altri Paesi), mentre una gran parte di
terroristi di matrice fondamentalista ha quella nazionalità. Se l'obiettivo
dell'attentato era il museo del Bardo, l'atto è coerente con l'intento del
jihadismo di distruggere le tracce e le origini della civiltà. Se l'obiettivo
era invece il Parlamento (non credo), si voleva colpire il cuore democratico di
quello Stato. Destinatario della pianificazione criminale è stato un Paese sunnita moderato, a significare che il
fondamentalismo violento ha come primo obiettivo i regimi arabi moderati.
L'evento criminoso produrrà un grave ritorno negativo sul turismo che
costituisce il 40 % delle entrate del bilancio tunisino. La lotta torna ad
essere all'interno del mondo arabo -
islamico per il raggiungimento di una posizione egemonica, ovvero fra Sciti e
Sunniti e fra Sunniti moderati e quelli
fondamentalisti. In proposito, nel mondo arabo circola una massima
anonima che precisa che gli Arabi sono d’accordo di non essere d’accordo. RR
MONDO ARABO E
LIBERTA'
E' stato
pubblicato recentemente online un interessante documento dell'Isis in italiano,
destinato a finalizzare il reclutamento di aspiranti jihadisti. Lo scritto - di
poco più di 60 pagine ed elaborato con raffinata sintesi - fornisce, per
evidenti fini propagandistici, un'immagine edulcorata ed idilliaca dello Stato
Islamico. Si parla di giustizia applicata in piena aderenza alla Sharia, di
economia, di ordine e sicurezza sociale, ma non si accenna alla libertà. Non è
un caso. Il concetto di libertà nella tradizione arabo - islamica è di recente
acquisizione, in quanto storicamente l’aspirazione di questi popoli è sempre
stata prevalentemente la sola giustizia. L’organizzazione tribale infatti che è
alla base delle società arabe presuppone l’accettazione come realtà ineludibile
dell’esistenza di un potere superiore a cui ci si sottopone inevitabilmente, ma
dal quale, come contropartita, si pretende l’esercizio di ogni potestà secondo
equità. Gli Stati arabi peraltro non hanno elaborato nel tempo una struttura
amministrativa decentrata; conseguentemente il potere centrale, per poter
governare, deve sempre garantirsi l’appoggio delle comunità stanziate su
specifici territori, ovvero le tribù, nelle quali - come già detto - si accetta
che il potere non venga esercitato democraticamente. Questi Paesi, che hanno
ereditato la cultura giuridica della società tribale, non possono quindi
fondarsi sui diritti di libertà e di uguaglianza come vengono intesi nella
nostra tradizione illuministica. Le Primavere Arabe, a prescindere dallo loro
genesi controversa e dagli esiti deludenti, hanno aperto una breccia, anche se
è presto per un obiettivo giudizio storico globale. Tuttavia, come diceva
Leonard Cohen, dalle crepe entra la luce. RR
Roberto Rapaccini
* Gentilmente segnalato da Eraldo Inches.
**
Gentilmente segnalato da Fabrizio
Bocci.